Le barriere allo studio


L. Ron Hubbard, filosofo ed educatore americano (1911-1986),  ha scoperto i tre ostacoli primari che impediscono di studiare un soggetto con buoni risultati. Nonostante tutte le parole che sono state scritte in materia, nessuno ha mai isolato l’estrema importanza che queste tre semplici barriere rivestono per un’istruzione efficace. L’assenza di queste nozioni ha determinato perdite incalcolabili in termini di scarsa istruzione, di potenziale inespresso e di frustrazione.
 
Prima barriera - l’assenza di massa Tentare d’istruire qualcuno in assenza della massa (ovvero dell’oggetto) che ci si appresta ad esaminare può rendere lo studio oltremodo difficoltoso. È questa la prima barriera allo studio. Per fare un esempio, se si stanno studiando i trattori, la carta stampata e la parola orale non costituiscono un sostituto per un vero e proprio trattore. La mancanza di un trattore da associare alla parola scritta, o quanto meno di una riproduzione fotografica dello stesso, può inibire totalmente la comprensione dell’argomento. Si manifestano reazioni fisiologiche ben definite quando si tenta d’insegnare a qualcuno una materia la cui massa è assente o non disponibile. Uno studente che incontra questa barriera avrà probabilmente la sensazione di essere schiacciato, piegato, come in preda a un capogiro; si sentirà come morto, annoiato, esasperato. Può finire per sentirsi con la faccia schiacciata, con il mal di testa, con strane sensazioni allo stomaco. Può provare vertigini di tanto in tanto e molto spesso gli possono dolere gli occhi. Queste sono reazioni molto comuni, ma erroneamente attribuite a condizioni di luce precaria, allo studio fatto in ore troppo tarde o a una moltitudine di altri perché scorretti. La causa reale è l’assenza della massa di ciò che si sta studiando. Il rimedio per questa barriera consiste nel procurare l’oggetto stesso, nell’esempio di cui sopra: il trattore o un suo ragionevole sostituto. Alcuni educatori ci sono arrivati per istinto, ma solitamente questo fattore è stato tenuto in considerazione soltanto quando si lavorava con gli studenti più giovani, e certamente non gli è mai stata attribuita la dovuta importanza a tutti i livelli dell’istruzione scolastica.  
Seconda barriera - il gradiente troppo ripido La seconda barriera è rappresentata da un gradiente di studio troppo ripido. Quando uno studente è spinto a intraprendere una nuova azione, senza prima aver capito quella precedente, cade nella confusione. C’è una serie ben distinta di reazioni fisiologiche che si manifestano quale diretto risultato di questa barriera. Quando ci si imbatte in un gradiente troppo ripido, si prova una sorta di confusione o ci si sente vacillare. Comunemente, la causa dell’intoppo viene attribuita alla difficoltà della nuova attività intrapresa, ma invece deriva da quella precedente: non avendo compreso pienamente qualche elemento incontrato prima, ci si sente confusi su quello che si sta affrontando in quel momento. Questa barriera allo studio diventa particolarmente evidente in quei campi dove l’attività pratica gioca un ruolo importante. Prendiamo l’esempio di una persona che impara a guidare. Non è in grado di coordinare in maniera appropriata i piedi e le mani per cambiare marcia e mantenersi al contempo sulla strada. Si scoprirà che la difficoltà giace in qualche azione precedente, legata al cambio delle marce. Probabilmente, il praticante non riesce neppure a cambiare le marce agevolmente con il motore spento e a macchina ferma. Se questo viene riconosciuto, si può risalire al gradiente saltato e portare la persona a un punto in cui riesca a cambiare facilmente le marce di un’automobile in sosta, prima di ripetere la stessa operazione su un veicolo in movimento.  
Terza barriera - la parola mal compresa  La terza barriera allo studio è la più importante di tutte. È il fattore primario legato alla stupidità e a molte altre condizioni indesiderate. Questo terzo ostacolo è rappresentato dalla parola mal compresa. Una definizione mal capita o fraintesa, o una parola non definita, può bloccare completamente la comprensione di un argomento e persino provocarne il totale abbandono. Nonostante la sua vasta sfera di applicazione, questa pietra miliare dell’istruzione è stata ignorata dagli educatori nel corso dell’intera storia. Oltrepassare un termine o un simbolo di cui non si conosce il significato appropriato provoca una sensazione ben definita di vuoto o di "amnesia". La persona, oltre a sentirsi "assente", comincia a provare un nervosismo isterico. Queste manifestazioni si distinguono nettamente da quelle delle altre due barriere. La barriera della parola mal compresa è di gran lunga più importante delle restanti due. La sua influenza si estende ai rapporti interpersonali, alla mente e ad altri ambiti. È questo il fattore che determina l’attitudine nel fare qualcosa o la totale inettitudine, ed è la chiave di quello che gli psicologi hanno tentato di sondare per anni, senza rendersi conto di cosa si trattasse. Un individuo potrebbe magari essere un brillante programmatore di computer, ma la sua capacità di svolgere le azioni legate alla programmazione di un elaboratore dipende esclusivamente dalle definizioni. Nel caso della persona inetta, invece, esiste un qualche termine nel campo della programmazione che costui non ha definito o capito, a cui è seguita l’incapacità di agire nell’ambito specifico. Questo fattore è di estrema importanza poiché spiega cosa accade alla capacità di fare e perché il ripristino di quest’ultima dipenda unicamente dall’individuazione e dalla comprensione di ogni parola mal compresa all’interno di un dato argomento. Non vi è mai capitato di arrivare alla fine di una pagina solo per accorgervi di non ricordare affatto quello che avevate appena letto? Questo è il fenomeno che accompagna una parola mal compresa e quest’ultima si troverà sempre immediatamente prima del punto nel quale lo scritto si è cancellato dalla vostra mente. Questa straordinaria scoperta si applica a ogni campo e spalanca le porte all’istruzione.
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